Piano B: è davvero essenziale averne uno?

Piano B
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Se ne parla spesso tra gli addetti ai lavori ma non solo: avere o no un piano B da usare in caso di “tracollo” del piano A? È giusto creare delle alternative a ciò che si sta facendo, per evitare la catastrofe?

Ci sono varie scuole di pensiero in merito a questo argomento. C’è chi dice che il Piano B sia indispensabile in ogni azienda e chi, viceversa, sostiene che il Piano B sia solo l’alibi perfetto per non realizzare il Piano A. Io faccio parte dei “viceversa”, 😆 ovvero di coloro i quali ritengono il Piano B… un modo per “raccontarsela” in caso di fallimento del progetto principale.

Piano B: cos’è davvero?

Andiamo con ordine: prima di tutto, analizziamo il significato del “Piano B” e il motivo per cui tante aziende e professionisti, decidono di elaborarne uno.

Ogni azienda o brand che si rispetti, ha una strategia di comunicazione ben definita, che per quanto possa essere studiata e analizzata nei minimi dettagli ancor prima di essere “messa in campo”, può incepparsi, prima o dopo. Gli imprevisti, si sa, sono dietro l’angolo.

Un Piano B è l’alternativa che “toglie le castagne dal fuoco”, che permette di riversarsi su di esso se la situazione muta velocemente (in negativo) o se diventa necessario “fare altro”, per evitare i problemi.

Facciamo degli esempi? Perchè no…

Esempio 1: Piano B… nel network marketing

Sei un networker, l’azienda che hai scelto ti piace, il piano compensi anche e il gruppo che ti sei creato ti soddisfa pienamente. Questo all’inizio. Poi, andando avanti con i mesi (e con gli anni), ti rendi conto che:

  • l’upline è poco presente
  • hai colleghi/e troppo invidiosi/e
  • le percentuali sono troppo basse
  • i prodotti troppo cari
  • il team non cresce

Ecco che quindi, inizi a guardarti intorno, cerchi un network diverso, più “fresco”, dove “la situazione” sia più “bella”, dove si lavori meglio, magari meno, con un gruppo più coeso e compatto. Cerchi insomma, la favola perfetta (anche se lo sai che le favole sono solo sui libri, vero? Vabbè.. ti dico più avanti cosa penso in merito.)

Esempio 2: Piano B… per il tuo sogno nel cassetto

Un altro esempio che vale la pena riportare è proprio quello legato al “sogno nel cassetto”: hai il grande desiderio di sfondare nel campo della moda, della musica o semplicemente vuoi essere il titolare di un bar/pub in centro città.

Hai deciso di provarci, di investire tempo e denaro ma hai comunque paura che l’attività possa andar male: “per fortuna ho l’azienda di famiglia…” – pensi – “nella peggiore delle ipotesi, ho le spalle coperte. So cosa fare!”

Piano B: è davvero… utile?

Negli esempi che ti ho proposto poc’anzi, a mio avviso, avere un Piano B vuol dire avere l’alibi perfetto per abbandonare tutto. È la scusa perfetta raccontata a noi stessi per dire addio ai nostri sogni o al nostro network.

È troppo semplice dire: “mah sì, non funziona…”, quando si hanno le spalle coperte o quando vi sono alternative per cambiare facilmente. Troppo semplice “abbandonare la nave” solo perché gli altri sono sbagliati, il sistema non funziona e i clienti non acquistano.

Devo darti una brutta notizia: se le cose non girano, è solo per colpa tua.

Sei tu a decidere come devono andare le cose. Sei tu che hai fatto delle scelte (sbagliate) analizzando il mercato (immagino… spero!). Avere un Piano B, non ti salverà dal farne altre scellerate.

Precisazione

Non sto assolutamente dicendo che se ti trovi male nel tuo network, ci devi rimanere per forza solo perchè lo hai scelto in precedenza. Non dico che se sogni di fare il cantante o il gestore di un pub, devi “finire sul lastrico” per aver abbandonato l’azienda di famiglia.

Dico solo che, a mio avviso, bisogna credere fortemente in ciò che si vuole realizzare, utilizzando tutto ciò che si ha a disposizione per raggiungere lo scopo, senza tante “porte d’uscita facili”:

  • puoi ad esempio utilizzare il tuo lavoro nell’azienda di famiglia per “finanziare” i tuoi studi da cantante o i primi investimenti nel tuo locale
  • puoi utilizzare le difficoltà che stai riscontrando nel tuo business, come chiave per risolvere i problemi di altre persone, in network simili al tuo (potrebbero vedere in te la persona da seguire…)

Non sono “affermazioni di verità assoluta” ma solo il frutto del mio pensiero e del mio modo d’essere. Io credo fortemente in quello che faccio, ci metto grinta, amo il mio lavoro e ho degli obiettivi specifici in testa. Non ho alcun Piano B che mi possa distrarre da essi. Sono focalizzato su una cosa e solo su quella.

“Bruciare le navi”

Napoleon Hill diceva che “lo sforzo ripaga pienamente soltanto quando ci si rifiuta di mollare”. A mio avviso, è un pensiero bellissimo.

Vale la pena, a questo punto, riportare uno dei principi su cui fondo il mio pensiero sul Piano A. Trascrivo, di seguito, una storia di forte ispirazione, che proprio Napoleon Hill cita nel suo libro Pensa e Arricchisci te Stesso

Molto tempo fa, un grande guerriero, affrontò una situazione che lo obbligò ad assumere una decisione per assicurarsi il successo in battaglia.

Stava per lanciare il suo esercito contro un potente nemico che aveva molti più uomini. Lui imbarcò le sue truppe, fece vela verso il paese nemico, sbarcò i suoi soldati e il loro equipaggiamento, diramando poi l’ordine di bruciare tutte le imbarcazioni.

Rivolgendosi ai suoi uomini prima della battaglia disse loro: “Vedete bene che le barche sono in fumo. Ciò significa che non possiamo più andarcene vivi da queste sponde, se non in caso di vittoria!

Non abbiamo scelta: vincere o morire!”

Vinsero…

Cosa vuol dire tutto questo? Beh che le sfide della vita, le situazioni in cui siamo messi spalle al muro e senza possibilità di fuga, ci fanno paura ma allo stesso tempo, ci obbligano a dare il massimo. Ed è proprio in queste situazioni che siamo capaci di “generare l’impossibile”, ciò che magari non siamo neanche in grado di immaginare.

Ecco perchè NON amo avere un Piano B nella vita e nel lavoro.

Conclusioni

Non mi piace avere delle alternative facili che mi permettano di “scappare dal problema”. Avere un “piano di fuga” non mi permetterebbe di rimanere concentrato sull’obiettivo finale ed è il motivo per cui faccio parte della seconda scuola di pensiero, quella dei “viceversa”.

Prova anche tu. Immagina di non poter fallire. Prova a pensare alle tue azioni, ai tuoi pensieri, al tuo modo di fare nel caso in cui tutto quello a cui stai lavorando, non avesse alternativa. Se fosse per te… essenziale!

Il Piano B, a mio avviso, dovrebbe essere semplicemente un nuovo Piano A, modellato dalle esperienze del precedente, magari più strutturato e organizzato, migliorato se vogliamo. Non una semplice e facile alternativa. Non un porto sicuro, insomma, sul quale approdare… in caso di pericolo!

Alla prossima!
Antonio