Paura: impara a lasciarla andare via

paura
Print Friendly, PDF & Email

Ci sono momenti nella vita, in cui la paura di fare qualcosa, ti può bloccare completamente. Può inchiodarti al terreno senza darti possibilità di muoverti, paralizzandoti e distruggendoti dentro.

La vocina interna inizia a blaterare, elencando tutti i motivi per cui facendo una determinata azione, tutto potrebbe distruggersi, tutto potrebbe andare molto peggio.

Sono momenti in cui il dialogo interno negativo riesce ad avere il sopravvento sulla coscienza, erodendo pian pianino l’autostima.

Sai che “a parlare”, nella tua testa, non è la tua vera coscienza, vero? Sai che quel blaterare continuo è frutto del tuo logorroico dialogo interno negativo, giusto?

Immaginalo come il diavoletto interiore che gode dei tuoi insuccessi, che ama farti rimanere nella tua zona di comfort, per rinunciare ai tuoi bisogni e per tradire i tuoi sogni.

È abile nel sussurrarti all’orecchio che sei inadatto, che sei la vittima di una congettura astrale nefasta, che la colpa del tuo insuccesso sia del mondo intero e tu sia solo un semplice spettatore che niente può e niente deve…

Il suo compito è quello di toglierti fiducia e farti avere paura. Già… la paura è l’unico modo per star fermi, per rimanere “impalati” e non fare azione.

La mamma, la bambina e la paura…

Un giorno ero in una nota boutique della mia città. Mi trovavo lì per caso, con mia moglie, mentre passeggiavamo tranquillamente per le vie della città. Era una pomeriggio di fine estate, faceva ancora caldo e il sole era ormai basso.

Camminavo tra i vari scaffali, guardando con curiosità i nuovi capi chiaramente invernali, che da lì a pochi giorni, avrebbero indossato un po’ tutti, dato il periodo.

Mi colpirono due donne che entrarono pochi istanti dopo di noi (credo fossero mamma e figlia) che parlavano tra loro con un tono di voce alto ma non fastidioso. Nello specifico, riuscì a sentire la più piccola delle due, descrivere esattamente ciò che stava cercando e che aveva già visto su internet. Avevano un volto rilassato e un passo spedito.

Insomma, dovevano solo acquistare. Dissi dentro di me: “wow, che decisione! Usciranno da questo negozio in meno di due secondi. Che forza che è internet…”

La mia attenzione, in quel momento, era focalizzata sullo straordinario mezzo che aveva condotto quelle due persone in quella boutique. Ma ben presto, avrei dovuto osservare altro…

Continuai il mio giro, terminando velocemente la passeggiata nel reparto degli uomini e raggiungendo quello delle donne (dove mia moglie, come di consueto e da buon “manuale della donna doc”, era ancora al primo scaffare del primo corridoio…)

Poco dopo, con sorpresa, notai nuovamente le due donne, ma questa volta il loro volto era completamente diverso. Avevano la fronte aggrottata ed erano stranamente in silenzio. Si trovavano vicine a un tavolino ed erano servite da una commessa, alta, bionda e con gli occhiali, che stava mostrando loro… tanti nuovi capi invernali.

L’addetta alle vendite stava facendo perfettamente il suo lavoro, rispettando alla lettera quelle che evidentemente erano le sue mansioni e gli “step di vendita” imposti dalla boutique.

MA STAVA IRRIMEDIABILMENTE SBAGLIANDO

La confusione che stava facendo crescere nella testa delle due donne (sopratutto in quella della più giovane, che continuava ad osservare con “sguardo perso” quei capi) avrebbe portato da lì a poco, un tragico epilogo dal punto di vista commerciale.

Dissi tra me e me: “hanno confusione e pressione. Non acquisteranno nulla oggi!

Fu proprio così. La paura di sbagliare acquisto, si era insediata ormai nella testa delle due donne che, inevitabilmente, ringraziarono la commessa e uscirono, con passo più lento e voce più bassa, dalla boutique.

Questo è un classico esempio in cui la paura è riuscita a condizionare negativamente l’azione.

Quel famoso diavoletto ha iniziato ad aprir bocca e tutta la sicurezza delle due donne, si è frantumata in mille pezzi.

Può sembrare banale come esempio ma ti chiedo di riflettere bene sull’accaduto: 

  • perché, secondo te, quelle due donne non hanno acquistato ciò che erano molto decise a prendere?
  • Per quale ragione hanno permesso ad una commessa di offuscare le loro idee?
  • Come mai si sono fatte confondere?

La risposta è solo una: PAURA di sbagliare!

Se hai paura di qualcosa, inevitabilmente quella paura ti bloccherà senza darti possibilità di scampo.

Paure: ecco la chiave di volta

Per gestire realmente la paura, devi avere una chiara visione dell’obiettivo, devi sapere esattamente cosa vuoi, cosa stai cercando, dove vuoi arrivare.

La scrittrice Cindy Cashman, nel suo libro “The Million Dollar Question Handbook”, illustra inoltre le tre chiavi aggiuntive per dominare e allontanare definitivamente le paure:

  • Domandare
  • Rispondere
  • Agire

Nel metodo indicato dalla scrittrice, sono queste tre chiavi quelle utili a mantenere una chiara visione di ciò che si vuole realmente.

Impara a porti delle domande specifiche come ad esempio:

  • Cosa mi impedisce di perdere peso?
  • Cosa mi impedisce di avere ciò che voglio? 
  • Cosa mi impedisce di uscire dalla zona di comfort?
  • Perché queste cose accadono sempre a me?
  • Perché gli altri sono più fortunati di me?

Una volta che ti sei posto queste domande, inizia a rispondere sinceramente, ricordando che solo le scuse possono impedirti di raggiungere l’obiettivo.

Infine… fai azione, “adottando un nuovo punto di vista e consentendo, a te stesso, di ricevere abbondanza (a cui hai diritto)”

Già.. devi consentire a te stesso di ricevere abbondanza, allontanando la paura che ti impedisce di raggiungere quello che desideri.

Il momento in cui deciderai di essere stufo di non avere qualcosa, sarà un momento di grande, grandissimo cambiamento nella tua vita.

A patto che lasci andare la paura, decidi di metterci grinta e tappi definitivamente le tue orecchie, per non sentire quella vocina malefica, che ti dice che è tutto sbagliato, che sei incapace, che non puoi farcela, che non vali nulla e che sei meno di ciò che sei realmente…

Perché mente. Perché non è reale.
Perché non sei davvero tu a dirlo!

Alla prossima!
Antonio