Lavorare da casa: 5 consigli per riuscirci al meglio, gestendo i figli

lavorare da casa
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Si chiama smart working, ovvero lavoro agile e significa, più semplicemente lavorare da casa, senza vincoli di orario e organizzandosi per obiettivi. Lo stiamo testando massivamente in questi giorni, dovendo far fronte all’emergenza Covid-19 (il coronavirus che sta mettendo in ginocchio l’Italia e il mondo intero). Ma come fare a organizzarsi al meglio se in casa ci sono i figli (piccoli) che non stanno andando a scuola?

Ovviamente non mi riferisco solo ai dipendenti (che stanno adottando questa modalità di esecuzione del lavoro subordinato) ma anche a tutti i networker, imprenditori e professionisti che, in questi giorni, stanno testando un nuovo modo di lavorare da casa, organizzando il tempo e gestendo contemporaneamente i figli a casa (causa chiusura delle scuole).

Lavoro da casa… con “figli in casa”

Questa è davvero una grande sfida per tanti in questi giorni. Sento di mamme disperate perché non riescono a concentrarsi come dovrebbero per rispondere alle richieste delle clienti o di papà senza speranza, che si ritrovano “chiusi a chiave” in camera da letto pur di poter contattare telefonicamente il tal fornitore o cliente.

Ovviamente tutto questo mentre nella stanza accanto, è in atto la più grande guerra dei mondi mai vista, che la Marvel con tutti gli 11 anni di Avengers, potrebbe rimanere “muta” in confronto.

Mio figlio Alessandro (proprio mentre scrivo, ad esempio) è impegnato in una lotta tra bene e male, senza precedenti: tra i rumori fragorosi prodotti dalla sua bocca e quelli striduli della plastica (originati dai “colpi” tra i supereroi giocattolo buoni e quelli cattivi). Sembra di essere davvero, nel più entusiasmante set cinematografico di un film d’azione.

La cosa “bellissima”? Deve condividere con me ogni “scena”!

“papà guarda Ironman come vola…”
“papà Hulk è fortissimo! Guarda!”
” papà…. guardaaaa… sbaaaammmmm”

Lavorare da casa: come fare a concentrarsi se ci sono i figli?

Tra urli, schiamazzi, corse in casa, domande e frastuoni vari, non è proprio semplicissimo trovare la concentrazione per lavorare da casa. Loro sono bambini e hanno il diritto di giocare e divertirsi (ricordiamoci che star chiusi in casa è difficile anche per loro). Anche noi, di per contro, abbiamo il dovere di continuare a lavorare o formarci. E gli spazi sono comuni(in qualche caso, anche piccoli).

Ti indico di seguito, 5 modi per organizzare il tempo e gli spazi, in modo da trovare un giusto compromesso tra quello che vogliamo noi e quello che ci chiedono i nostri piccoli.

Attento: non sono uno psicologo o un maestro di scuola primaria. Quelli che leggi qui, sono 5 semplici consigli, frutto dell’esperienza fatta direttamente con mio figlio. Spero possano servire anche a te per lavorare da casa in modo sereno e tranquillo.

1. Ascolta tuo figlio

Il bambino vuole solo essere ascoltato, ha bisogno delle nostre attenzioni. Mi sono reso conto che, se mi soffermo su ciò che Ale vuole dirmi in quel momento, riesco ad entrare “nel suo mondo” e in empatia con lui. Solo successivamente, la mia richiesta di lasciarmi lavorare in silenzio, sarà ben accetta dal bambino.

È un dialogo costruttivo, che però ha bisogno di tempo per essere messo in opera. Se dedico ad Ale una mezz’oretta ogni 2 ore di lavoro consecutivo, lui è più tranquillo e mi permette di lavorare serenamente, anche se siamo nella stessa stanza. Ovviamente questo, da solo, non basta, perchè bisogna capire:

  • cosa fare in quella mezz’oretta insieme a lui
  • cosa fargli fare nelle 2 ore in cui io dovrò poi lavorare

Questa è un’altra cosa che ho imparato, ascoltando le sue richieste e cercando di capire cosa può “darmi autonomia di lavoro” quando non sono con lui.

2. Giocaci insieme

Nella mezz’oretta che dedichi a tuo figlio, cerca di giocare con lui. Evita di “staccare” dal lavoro che stai svolgendo, solo per rimproverarlo o per dare compiti (aggiusta la camera, metti in ordine i giochi, ecc).

Io mi fermo, prendo uno dei suoi giocattoli preferiti e… gioco con lui. Mi dedico completamente a ciò che vuole fare con me: saltare, disegnare, correre, giocare con i pupazzi… insomma: faccio tutto ciò che può renderlo felice. Non impongo il mio modo di fare (o di pensare) ma guardo tutto con i suoi occhi e lascio che sia lui a condurre il gioco.

3. Proponi “qualcosa da fare”

Nella mezz’oretta di cui parlavo nel punto precedente, cerco anche di suggerire delle attività che possono poi tenerlo impegnato dopo, stimolando la sua creatività e la sua immaginazione.

Chiedo cioè ad Ale di fare “qualcosa” che dovrà mostrarmi “dopo un po'”, quando ci fermeremo entrambi per giocare nuovamente. Le attività possono essere dalle più semplici alle più “complesse”: dal banale (ma mai scontato) disegnare e/o colorare qualcosa (sono sempre io a dire però cosa, in modo che lui possa impegnarsi a farlo per il meglio) al memorizzare delle cose, giocando da solo e divertendosi.

Ti faccio l’esempio della mattinata di ieri, passata tra un semplice gioco in scatola come Indovina Chi (che abbiamo fatto tutti nella vita, almeno una volta) e l’idea di trasformarlo successivamente in “memory” 😝

Dopo aver giocato “normalmente” al gioco in scatola, ho proposto ad Ale un’attività simpatica: prendere una carta, chiudere tutte le caselle e cercare di memorizzare in che posizione si trovasse il personaggio (“vediamo quanto sei bravo” – ho detto).

Risultato? Uno spettacolo! Lui super impegnato. Io, al lavoro per un’ora e mezza senza interruzioni! Wow!

Lavorare da casa... giocando!

4. Ritagliati un punto in cui poter lavorare tranquillamente

Perfetto, ora che hai trovato il modo per avere qualche ora di completa (più o meno) autonomia, devi crearti la tua “zona di lavoro” in casa. Sarà una zona che devi adibire a tutto ciò che ti serve per lavorare quotidianamente.

Sai che dovrai rimanere in casa un po’ di giorni, quindi ti sconsiglio di “mettere e togliere” il pc, i libri, i documenti, i faldoni o tutto ciò che ti serve per lavorare. Trovati un posticino in casa, non per forza lontano da tuo figlio.

Io ad esempio scelgo la sala o la cucina se devo fare qualcosa di veloce che non richiede utilizzo di documenti, libri, ecc. oppure mi sposto sulla mia scrivania, nell’altra stanza, se devo utilizzare appunto documenti o microfono, camera, luci, ecc.

5. Datti il cambio con il partner

Quest’ultimo consiglio mi permette di “allungare” l’autonomia di lavoro. Con Mariagrazia ci diamo il cambio, cercando di alternarci nella gestione del tempo e delle cose da far fare ad Ale.

Riusciamo così a raddoppiare l’autonomia e tra mattina e pomeriggio quindi, completiamo entrambi le varie cose che avevamo in agenda per la giornata specifica. Se hai la possibilità, quindi, organizzati con il partner in una vera e propria “staffetta”, evitando così di sovrapporti durante le “ore destinate al lavoro”.

Ricordati inoltre che i nonni, gli zii, i cugini e qualche amico di asilo, scuola, palestra, sono a casa come te e come tuo figlio. Una videochiamata permetterà ai parenti di vedere e chiacchierare con il bambino e a te di “far fare qualcosa di diverso” a tuo figlio (Ale ci chiede spesso di videochiamare i nonni, ad esempio).

Lavorare da casa: conclusioni

Arrivati a questo punto, ci vorrebbe in realtà, un punto 5.5. Riguarderebbe il tempo da dedicare a tuo figlio dopo “l’orario di lavoro”. È fondamentale se vuoi assicurarti delle ore lavorative “tranquille”, anche il giorno dopo.

Alle ore 18:00 o 19:00 dovresti smettere di lavorare e dedicarti completamente (o quasi) a tuo figlio. Se non puoi farlo, magari “stacca la spina” per una o due ore consecutive, in modo da dedicare più tempo a lui in questa fase della giornata, prima che vada a dormire. Questo ti servirà per far fare “il pieno d’affetto” al bambino e ti permetterà di avere delle ore più serene il giorno dopo.

E tu? Come stai affrontando le lunghe giornate di “quarantena” in casa, dovendo gestire contemporaneamente lavoro, famiglia e figli? Fammelo sapere, inviami un messaggio privato sulla mia pagina facebook.

Alla prossima!
Antonio